LE CITTA' LIMITROFE
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MONTERADO
Un antico borgo medievale con le piccole vie lastricate di pietra al centro il Palazzo Cinciari settecentesco che incorpora i resti di una fortezza del Quattrocento, attorno il grande bosco, punteggiato dalle case degli agricoltori. Un antico borgo con tracce delle antiche mura, non casualmente inserito nel paesaggio, che permette di approfittare del mare, a poca distanza, senza dover convivere con la frenesia dell'abbronzatura. Monterado è un piccolo centro collinare attivo e vivace posto sul versante destro della valle del Cesano, a quindici chilometri da Senigallia;
l'aria buona, la posizione, la cordialità degli abitanti, la serena atmosfera di vita ne fanno un luogo adatto a una gita o a un soggiorno tranquillo e riposante. Si ritiene che la zona di Monterado sia stata abitata fin dall'antichità sulla base dei reperti rinvenuti presso la zona di Ripabianca, tra i quali oggetti in ceramica a decorazione impressa che ci forniscono un quadro abbastanza chiaro delle prime civiltà agricole delle Marche, insieme alle ceramiche tipo Ripolie tipo Lagozza dello stanziamento di Santa Maria in Selva di Macerata. Molte ipotesi sono state avanzate circa l'origine del nome e quella di Monte Arato è ritenuta la più vicina alla realtà considerando che dopo le invasioni barbariche, il territorio era diviso in fondi ben coltivati all'ombra di Chiese e Monasteri.
L'anno 1267 viene generalmente indicato come quello di nascita del borgo. Già libero comune, Monterado presenta una storia comune a quella di Senigallia, Castelcolonna e Ripe. Nel XVII secolo entrò a far parte dello Stato della Chiesa e inserito nella legazione di Urbino. Ritornò sotto lo Stato Pontificio dopo la parentesi rivoluzionaria e napoleonica. Nel 1860 fu annesso al Regno d'Italia. Ai nostri giorni si presenta al visitatore come un luogo serenamente attivo: all'agricoltura, un tempo unica risorsa della zona, si sono venute affiancando attività artigianali e industriali esplicate soprattutto nei settori metalmeccanico, chimico e calzaturiero. Sono attivi alcuni centri culturali come il Centro Sociale di Educazione permanente che dispone di una Biblioteca. Manifestazioni di varia natura costituiscono occasioni di arricchimento culturale e di svago per cittadini e turisti.

 
CASTELCOLONNA
Piccolo centro storico su uno sperone naturale, il cui elemento saliente è costituito da una bella porta bastionata (Torre Vittoria Colonna). A distanza dal nucleo originario, è venuta sviluppandosi una nuova area urbana, di carattere prevalentemente residenziale, in località Croce. Viabilità rurale, in condizioni abbastanza buone, in un ambiente che presenta la consueta tipologia del paesaggio agricolo marchigiano, con prevalenza di seminativi, vite, girasole e barbabietola da zucchero. Piccole zone verdi sipei, alberi sparsi. Nel paesaggio agricolo è ancora possibile notare tracce delle tradizionali tecniche di coltivazione (vite coltivata in filari). Piuttosto sviluppate le colture portaseme.
Allevamenti di bovini allo stato brado, nei paesi della "provinciale" per Roncitelli. Discreta attività zootecnica a livello familiare. Forma di conduzione aziendale, l'impresa diretto-coltivatrice. Presenza di alcuni laghetti di cui certi per la pesca sportiva. Parte del territorio comunale è interessata per un breve tratto dal corso del fiume Cesano in corrispondenza della località Bruciata. Da segnalare inoltre un bel tratto di strada tra la folta vegetazione lungo il Fosso della Bruciata, pressochè al confine con il territorio del comune di Senigallia. Da vedere: La Torre Vittoria Colonna, porta in laterizio del XIII secolo, successivamente ristrutturata, merlata, conserva all?interno (connotato da una doppia arcata) una lapide del 1457. Da vedere inoltre sia la cinta muraria, del XIII secolo, largamente rimaneggiata, presena nella parte più antica una scarpata con parapetto e cornice di beccatelli ed infine la Chiesa Parrocchiale di San Mauro Abate. Interessanti inoltre gli scorci panoramici dalla zona della "Croce", la collina di Montesalvatello, con vista dall'Appennino all'Adriatico, il Poggio di Francavilla (con vista sull'Adriatico e sulla valle del Fiume Cesano).
 
BARBARA
Il centro dernico di Barbara, documentato per la prima volta nel 1186, il nome deriva dallo stanziamento in loco di un avamposto longobardo, insediatosi verso la fine del VI secolo ai confini con il territorio bizantino di Senigallia, nei pressi di un agglomerato di case, sorto in età romana lungo la strada Suasa - Ostra, dove si edificherà più tardi la chiesa di S. Bartolomeo. Nel nostro territorio, è ancora viva la presenza di toponimi di stretta derivazione germanico longobarda: oltre a Barbara anche "Gualdo de Campoluccio, Colle della Gagge e Saletto de Munzio", il nostro territorio era veramente l'ultimo lembo del dominio longobardo di Spoleto, a confine in direzione Sud-Nord con quello del Comitato di Senigallia.
Con la disfatta longobarda, la circoscrizione militare ha conservato una sua autonomia venendo incamerata dal fisco imperiale ed organizzata territorialmente intorno ad un monastero. Nel secolo XII il territorio di Barbara è un feudo dell'abbazia di S. Maria di Sitria, fondata dal monaco riformatore, Romualdo de Ravenna sulle pendici appenniniche nei pressi di Isola Fossara, frazione del comune di Scheggia. Intorno alla metà del secolo XIII, gli abitanti del villaggio di Barbara, intimoriti dalle incursioni delle truppe dell'imperatore Federico II, che aveva imperversato nelle Marche, ed istigati dagli jesini, i quali volevano allargare alla media valle del Misa la loro influenza politica, costituiscvono un comune di castello, alleato e sottomesso a Jesi. L'abate di Sitria non accetta però il fatto compiuto; e ben presto i Barbaresi dovranno pagare un canone simbolico all'abbazia unitamente ad un tributo annuo agli jesini per la loro protezione. Nel 1453 il papa Nicolò V erige l'abbazia in Commenda papale, sottoponendola ad un cardinale, e Barbara diventa il centro amministratore di tutti i beni abbaziali dislocati dal litorale Adriatico all'Umbria. L'abate commendatario amministrava nell'enclave feudale barbarese l'alta e la bassa giustizia avvalendosi di un governatore e riservando comunque al suo giudizio le istanze di appello. Tale caratteristica di isola giuridica del territorio barbarese, per la quale i cittadini non erano tenuti ne a prestare servizio militare, ne a versare tributi all'amministrazione dello stato pontificio, si è perpetuato fino al 1861, quando Barbara diviene comune del Regno d'Italia. L'adozione dell'attuale stemma, ispirato a Santa Barbara, è successiva all'assunzione dell'omonima Santa come unica patrona delle comunità. Come si deduce infatti dall'analisi dello Statuto Comunale del secolo XVI conservato nella Biblioteca del Senato, almeno fino a quel periodo lo stemma era diverso ed il patrono del comune era S. Bartolomeo, mentre si andava diffondendo il culto di Santa Barbara quale "defensor civitatis". La devozione infatti si incentrava nella chiesa castellana di S. Barbara, edificata da un privato nel sito della sia abitazione, addossata alle mura, e poi donata al comune verso la fine del Quattrocento. Copn la donazione si intende infatti ringraziare la Santa Patrona degli artiglieri; per la vittoriosa difesa dall'attacco mosso al castello di Barbara nel 1461 da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, con l'utilizzazione di due pezzi di artiglieria.

 

CASTELLEONE DI SUASA
Castelleone di Suasa è caratterizzato urbanisticamente dal tipico centro storico a pianta urbana e conformazione di derivazione medioevale, racchiuso da alte e solide mura comprendenti la Rocca, il Castello, la Chiesa Parrocchiale ed il rinascimentale Palazzo della Rovere.
Le sue godibilissime piazzette, raggiungibili da una fitta e articolata orditura di vicoli, si aprono su scorci suggestivi della vallata del Cesano. Caratteristico anche il percorso urbano di corso Marconi, definito su di un lato da un lungo portico, che unisce il Centro Storico alla parte più recente dell'abitato ed alla Chiesa di San Francesco di Paola con l'annesso Monastero dei Frati Minimi, ora sede municipale. Imponenti ed in corso di valorizzazione e restauro i resti dell'antica città romana di Suasa,

la cui zona archeologica, in avanzata fase di scavo e recupero, è tra le più ricche dell'intera Italia centrale. Proprio il suo Parco Archeologico, del quale un primo significativo nucleo si spera di rendere fruibile al pubblico quanto prima, è destinato a divenire il più qualificato biglietto da visita per l'intero comprensorio miseno. Suasa sorse probabilmente in seguito alla "Lex Flaminia de agro Gallico et Picenum virtim dividundo" del 232 a.C. che portò ad una massiccia presenza di coloni romani, ma non è escluso che essa sia stata precedentemente popolata da tribù celtiche, come lo stesso toponimo di età romana ("Suasa Senonum") attesta. Dopo la battaglia di Sentinum (295 a.C.), grazie alla quale Roma si aprì la strada alla penetrazione nell'Italia settentrionale, tutta quest?area geografica passò sotto il controllo romano ed il territorio fu interessato dalla fondazione di numerosi centri, da Sena-Gallica, Ostra, Foro Semproni ed appunto Suasa Senonum.
Scrittori antichi come Plinio il Vecchio e Tolomeo ed anche la letteratura locale, con il dotto domenicano corinaldese Vincenzo Maria Cimarelli, ci hanno tramandato notizie di questa antica città, le cui strade, ville patrizie, infrastrutture urbane ed un imponente anfiteatro attestatno della sua importanza e dimensione,. La parabola storica di Suasa si snoda fra il III sec. a.C. ed il V-VI sec. d.C. quando la città di Suasa, o quanto di essa restava dopo la crisi demografico-economica del tardo Impero, venne abbandonata anche come conseguenza della guerra greco-gotica, le cui vicende politico-militari portò in tutta la regione all'abbandono di gran parte delle città di fondovalle, difficilmente difendibili, ed alla creazione di nuovi centri sulle alture circostanti, certamente più sicuri. Probabilmente, contrariamente a quanto generalmente si crede, l'esodo non fu repentino ed interessò un lasso di tempo piuttosto lungo con conseguente restringimento progressivo dell'area urbana, come attestano alcune tombe realizzate con materiali di recupero, venute alla luce nel corso degli scavi.
Rimasta per 1500 anni sotto pochi palmi di terra, questa importante città sta ora lentamente tornando alla luce grazie alle annuali campagne di scavo che dal 1987 si tengono in sito.
Dal 1990 è stato costituito un apposito Consorzio per la valorizzazione dell'area al quale aderiscono, dopo la soppressione della Associazione Intercomunale, le Provincie di Ancona e Pesaro-Urbino, i comuni di Castelleone di Suasa, Corinaldo e San Lorenzo in Campo, Pergola e Arcevia.
Notevoli i reperti già riportati alla luce, tra i quali una imponente "domus Patritia" ricca di pavimenti in mosaico e marmi policromi. Prossima l'apertura al pubblico del primo nucleo di quel Parco Archeologico al quale si sta alacremente lavorando da molti anni.

 

OSTRA VETERE
L'antico centro già ubicato nell'attuale territorio di Ostra Vetere in una località definita "Muracce" per la presenza di ruderi in superficie, venne costruito in Municipium ed inserito nella tribù Pollia. Con la conquista romana si provvide anche a collegare Ostra ai centri urbani di Sentinum e Sena Gallica per mezzo di un diverticolo della via Flaminia tracciato lungo la valle del Misa. Con l'età barbarica e soprattutto nel periodo della guerra greco-gotica (535-553), l'antico centro urbano di Ostra fu gradualmente evacuato fino ad un definitivo abbandono dovuto probabilmente alle conseguenze dell'invasione longobarda.
Con la rinascenza carolingia e con la sussegente colonizzazione e sviluppo demografico gli abitanti di quest'area si insediarono, per motivi strategico-difensivi, sulla collina antistante l'antico centro, definendo tale insediamento, con una denominazione tipica di questo periodo di rinascita "Monte Novo". Nel corso del '200 il villaggio di Monte Novo si costituì in comune autonomo. Nel 1882 il comune di Montenovo otterrà, dietro sua richiesta con regio decreto, di trasformare il suo nome in quello di Ostra Vetere. L'impianto urbanistico a terrazze del centro urbano di Ostra Vetere offre immagini e richiami suggestivi; svelte scalinate (come quella che da Porta Pesa conduce a Santa Maria di Piazza), caratteristici scorci (la costarella che si diparte all'imbocco di Via Mazzini sino a Porta Nuova). L'abitato è dominato dalle guglie di Santa Maria (fine ottocento - inizio novecento) e la costruzione propone con il suo campanile slanciato e la elegante cupola neo-gotica un colpo d'occhio spettacolare e di irripetibile effetto. Annessa al complesso parrocchiale e sistemata nella sobria armonia dell'ex Convento delle Clarisse, la collezione d'arte di Santa Maria di Piazza reca testimonianza di uno splendore non dimenticato: quello dell'antica abbazia benedettina e della Chiesa di San Francesco un tempo ubicata nell'area di Piazza della Libertà e demolita all'inizio del Novecento. Storia e arte, inconfondibili segni di religiosità, si ripetono negli altri edifici sacri del centro urbano: Santa Lucia dal ricco e splendido interno, San Severo (mirabile il portale romanico del XII secolo proveniente dalla chiesa di San Francesco), San Sebastiano (oggi riadattata a Sala-Auditorium), Sant'Antonio al Borgo e, fuori dell?antica cerchia muraria, Santa Croce (con una spendida crocefissione di Claudio Ridolfi), il SS Crocifisso (affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi in parte del pittore montenovese G.B. Lombardello oltre a due formelle di terracotta policroma del XV sec.).
Espressione di culto e religiosità diffusa è il Santuario di San Pasquale Baylon eretto nel complesso conventuale di Santa Croce. Singolare e giustificato ritorno di interesse si registra poi sulla figura della Beata Maria Crocifissa Satellico, le cui reliquie si venerano nella Chiesa di Santa Lucia.
Innumerevoli ad Ostra Vetere, nel Centro Storico, gli esempi di architettura civile legati a specifiche epoche artistiche: Interessante il Palazzo Comunale, con la Torre Civica (all'interno, tele e affreschi di pregio), il Palazzo Buti, il Palazzo Maurizi (già Ricci) ed altre costruzioni in prevalenza distruibuite lungo Via Gramsci. Notevoli gli avanzi della cerchia muraria sulla quale si aprono Porta Santa Croce, Porta Pesa, Porta Nuova, caratteristici "androni", porticati addossati alle mura del versante che si affaccia sulla Valle del Misa. A ridosso di un tratto delle mura, sorge l'ex complesso conventuale di San Francesco che presenta nel chiostro pregevoli affreschi. Ambienti dell'antica costruzione ospitano attualmente l'Archivio Storico del Comune e la Biblioteca comunale "G. Tanfani" con ricca dotazione di pergamene, incunaboli, cinquecentine edizioni d?arte, tele, reperti legati alla storia del paese e alle vicende cittadine.
La posizione del paese offre l'opportunità di godere di scorci panoramici irripetibili: dal "belvedere" antistante il Palazzo Comunale, dalla Piazzetta tra Piazza della Libertà e Via Mazzini, dai caratteristici Giardinetti e lungo svariati tratti della cerchia muraria. Il territorio comunale offre occasione di incontro anche con espressioni di civiltà contadina: significative da questo punto di vista le preziosa "casa di terra" di Via Molino.
RIPE
Il capoluogo sorge su una delle dorsali collinari che fiancheggiano la valle del Nevola, circondata da una cerchia muraria contraddistinta da un accesso (un tempo lavatoio). Il nucleo storico è circondato da vicoli stretti, dominato dalla mole del palazzo municipale, che risale agli anni '30. Il paese intorno l nucleo di origine antica si è sviluppato lungo le principale direttrici di comunicazione, e presenta inoltre, alcune costruzioni interessanti. Da vedere: il palazzo Municipale costruito nel 1938: si richiama a motivi archittettonici medievali (bifore e trifore) sulla facciata, merlature a coda di rondine, torre civica. La Chiesa Parrocchiale di San Pellegrino
(originariamente di Santa Maria del Ponte) riedificata alla fine del '700. Pregevoli le tele "Vergine del Rosario" con la raffigurazione dei 15 misteri e San Sebastiano. Il Palazzo Fiorenza sulla piazza principale. Villa Castracane o delle "cento finestre" in fraz. Brugnetto, Chiesa San Michele Arcangelo a Brugnetto con tela settecentesca attribuita al Corvi.

 

OSTRA
Ostra prende il nome dall'antica città umbro-gallica, situata un tempo sulle sponde del fiume Misa, distrutta dai Goti nel 409 d.C. La tradizione vuole che i superstiti si riparassero sul monte di Bodio, dando così origine alla comunità, che prese il nome di Montalboddo. Nel 1194, dopo un lungo periodo di fermenti popolari si costituì in libero Comune, sotraendosi alla egemonia degli Arcivescovi di Ravenna.
Nel periodo delle Signorie fu, dominio dei Paganelli, dei Malatesta, di Braccio da Montone, degli Sforza e dei Montefeltro. Ebbe molto a soffrire per i soprusi delle Truppe di Ventura, che numerose si avvicendarono nel suo territorio, tantochè nel 1454, deciso per consenso
unanime l'abbattimento della Rocca, si pose definitivamente sotto il diretto dominio della Chiesa. Da allora subì le sorti dello Stato Pontificio, fino alla unificazione d'Italia Nel 1970 fu proclamata città da Papa Pio VI con "Motu Proprio" e nel 1881, rivendicando le antiche origini, prese il nome di Ostra, che tutt'oggi conserva; i pochi reperti collocati nel centro storico ne autenticano la tradizione.
Ebbe uomini illustri nella musica, con Anselmo Anselmi, Vincenzo Albrizi, maestri nelle più quotate corti d'Europa; nel culto, con il Cardinale Cherubini; nel diritto, con Ottavio Menchetti; nell'ingegneria con Taddeo Taddei, a cui attribuisce il Ponte di Rialto a Venezia; nella medicina con Fabio Francolini, medico personale del vicerè di Napoli; nelle armi, con Roberto Paganelli, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia e nella storia, con il contemporaneo Andrea Menchetti, da cui sono tratte gran parte di queste notizie.
Di origine economica prettamente rurale, Ostra trova oggi gran parte delle sue risorse nelle diverse attività artigianali e commerciali. Da vedere in particolare Piazza dei Martiri delimitata ad est dal Palazzo Comunale e ad ovest da due imponenti residenze, a nord dalla Chiesa di San Francesco e a sud dalla Torre Civica. Tale assetto risale esattamente al 1400, con una sola variante: affiancata alla Torre, costruita nel XVI sec., esisteva la Chiesa di San Giovanni distrutta da un bombardamento aereo nell?ultimo conflitto.
La Torre Civica maestosa, su un lato della piazza principale, si innalza la Torre Civica. Simbolo della Città, venne edificata intorno alla metà XVI secolo come torre campanara e dell'orologia. L'attuale campana risale al 1631. Nei primi anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale la Torre venne ristrutturata. Durante i lavori si scoprì che la Torre era priva di fondamenta. Fu quindi creato un robusto basamento e la torre fu inalzata ancor più verso l'alto. Attualmente essa misura 33 metri di altezza. Al suo interno si possono ammirare gli antichi macchinari dell'orologio e dalla sua sommità si può godere uno splendido panorama che, nelle giornate limpide, arriva sino alla Repubblica di San Marino.
Il Palazzo Comunale, imponente edificio costruito intorno al 1760, sulle fondamenta del preesistente palazzo quattrocentesco. Sfoggia un elegante porticato ed è collegato a due edifici laterali, sede rispettivamente della dimora del Podestà da un lato e del Teatro Comunale dall'altro. All'interno si trova la Sala Magna e la Galleria dei ritratti, la sala di Pio IV e una Madonna su tavola, di epoca quattrocentesca.
Teatro Comunale "La Vittoria". Ubicato nell'ala destra del Palazzo Comunale, è il terzo in ordine di tempo che si è avvidendato nella storia di Ostra. Sul primo teatro si hanno scarse notizie ma è probabile che fosse ubicato all'estremo nord dell'attuale Via del Teatro e precisamente ad ovest della scalinata che fiancheggia la Torre Civica.
Già dal 1764 si hanno notizie di un nuovo teatro, mentre nel 1863, su progetto dell'arch.Francesco Fellini di Barbara, si dà inizio ai lavori per la costruzione dell'attuale edificio. Le scene ed il sipario, raffigurante la facciata del Palazzo Comunale, risalgono al 1867 e sono opera del pittore Enrico Andreani. Le sue scene sono state calcate da nomi illustri con spettacoli di notevole rilevanza artistica. Riapertoal pubblico nel gennaio 1998, dopo un accurato restauro, è ancora il centro delle attività culturali ostrensi.
Chiesa Colleggiata di S. Croce
Costruzione in cotto levigato, edificata nel 1852 sulle fondamenta dell'antica Chiea monastica dei Cistercensi (1150), la più antica delle chiese dislocate entro la cinta muraria. L'interno è a tre navate, suddiviso da una imponente fuga di colonne. Custodisce una tela di Andrea Lilli.
Santuario Madonna della Rosa
Tempio eretto nel 1754, che contiene all'interno l'edicola miracolosa della Madonna che operò il prodigio del giglio (1666). Facciata e campanile in cotto levigato, edificati nel 1887-91. Interno a tre navate; in quelle laterali vi è una rassegna di ex voto e storiche bandiere turche del 1717. Ilculto dedicato a questo Santuario è largamente diffuso nella nostra regione e l'afflusso continuo di fedeli trova oggi ricovero e conforto nell'adiacente Casa del Pellegrino.
Chiesa di San Rocco. Costruita nel 1527 per voto popolare contro l'epidemia della peste fu annessa poi al Monastero delle Clarisse e all'Ospedale Civile. Contiene pregevoli stucchi e tele del 17° secolo. Nella memoria contoria è ancora funzionante un organo del Callido.

 
CORINALDO
Situata tra le colline dell'entroterra a soli 18 km. da Senigallia, posta tra il verde ad eguale distanza dall'Adriatico e dall'Appennino, gode di un clima dolce e asciutto. E' ricca di ricordi storici e di monumenti. Corinaldo consente facili escursioni e collegamenti con le località balneari montane, climatiche e storiche, dell'Italia centrale. Corinaldo, città medievale e patria di Santa Maria Goretti, offre un soggiorno tranquillo con i suoi viali di tigli, con la tradizionale cucina e il vino sincero dei suoi tipici ritrovi, col suo silenzio, col suo antico colore del tempo.
Castello di origine medievale, Corinaldo si costituisce in libero comune alla fine del XII secolo, Nel duecento vive l'età delle lotte tra comuni, parteggiando sia per la fazione guelfa che per quella ghibellina, Nel 1219 combatte contro Cagli, nel 1248 si sottomette alla potente città di Jesi,nel 1291 infine le viene riconosciuta dal pontefice Nicolò IV l'autonomia Comunale con la concessione di ampi privilegi. Nel secolo successivo, dopo aver assistito alla fine delle libertà comunali e alla nascita del potere signorile, viene distrutta nel 1360 dalle milizie guelfe di Galeotto Malatesta. Sette anni dopo Urbano V ne autorizza la ricostruzione e infeuda il Castello a Nicolò Spinelli. Corinaldo passa quindi nelle mani di diversi signori fin quando nel 1448, dopo aver cacciato il Cattabriga e dopo aver sottoscritto alcuni capitoli, torna sotto il governo della Chiesa che conferma l'autonomia politica del comune, d'ora in poi retto da una oligarchia di tipo aristocratico.
Nel 1517 Corinaldo sostiene, per venti giorni e vittoriosamente l'assedio portato alle sue mura da Francesco Maria I Della Rovere meritandosi la riconoscenza di Leone X che le conferisce il titolo di città e che le verrà consegnato il 20 giugno 1786 da Pio VI. Di notevole interesse sono le mura (munite di porte, torri, baluardi e bastioni e le meglio conservate della Regione) e la configurazione urbana del castello, per due terzi medievale ed imperniata sull'asse portante della Piaggia e delle Cenbto Scale, e per la parte restante rinascimentale (1484-1490) caratterizzata da ampie strade dritte e tra loro ortogonali. I monumenti più importanti risalgono per lo più al Settecento, secolo di espansione economica e di cospicui investimenti nel settore edilizio.

 

ARCEVIA
Il territorio arceviese presenta una continuità insediativa che dalla preistoria giunge fino ai giorni nostri. Le rilevanti testimonianze archeologiche evidenziano il tessuto connettivo su cui si impiantarono le fertili epoche successive. In località di Ponte di Pietra è stato scoperto un insediamento risalente a circva 20.000 anni a.C. Lo scavo ha riportato alla luce tracce di focolari ed una grande quantità di materiali litici che hanno fatto supporre la presenza di un abitato di notevoli dimensioni. L'età del Rame è rappresentata da Donelle, sito di importanza eccezioonale nell'ambito della preistoria italiana.
Il villaggio che sorse su questo pianoro venne protetto con un grande fossato la cui esplorazione ha restituito materiali importanti nello studio della trasformazione dell'economia agricola neolitica. Alla fine dell'XI Sec. a.C. (età del Bronzo) appartiene il rilevante insediamento sulla sommità del monte Croce-Guardia che sovrasta Arcevia. Il reinvenimento di fondi di capanna e della necropoli è di importanza nell'approfondimento degli studi sulla cultura protovillanoviana in ambito sia regionale che nazionale. La zona torna ad offrire testimonianze molto rilevanti durante il periodo dell'invasione celtica dei Galli Senoni. In località Montefortino si trova un luogo di culto ed una grande necropoli i cui preziosissimi materiali (armi, corredi ceramici e corone auree) sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Ancona. In epoca romana il territorio di Arcevia viene suddiviso tra i Municipi di Serntinum, Ostra e Suasa, e diversi piccolli insediamenti rurali prosperarono soprattutto tra il I e il IV secolo d.C. L'origine del centro abitato di Rocca Contrada, oggi Arcevia, viene fatto risalire, da un'antica leggenda, all'epoca dell'invasione franca al seguito di Carlo Magno (VIII-IX d.C.), come indicherebbe la dedica della chiesa principale a S. Medardo, anticamente molto venerato oltralpe. Sorta in una zona di confine dove convissero longobardi, bizantini e franchi, la Rocca si fortificò sino a costituirsi in Libero Comune tra il XII e il XIII sec. Impegnata per un secolo ad ampliare i suoi domini territoriali tramite alleanze e scontri, riuscì infine a controllare un vasto comprensorio di villaggi e castelli. Partigiana della lega guelfa e papalina, nel 1325 fu occupata con il tradimento del ghibellino Tommaso Chiavelli di Fabriano e messa a duro sacco per molti giorni. A questo, che fu uno degli episodi più sanguinosi e tristemente noti della sua storia, seguì un periodo di incertezza a cui pose fine nel 1365 il legato Pontificio Egidio Albornoz che promulgò in un nuovo statuto in funzione antinobiliare. Il XV sec. fu il periodo di massimo splendore della città, che per la sua importantissima posizione strategica si trovò al centro delle mire espansionistiche di due opposte fazioni: assediata da Ladislao re di Napoli, chiamò in suo aiuto Braccio da Montone che sbaragliò i nemici e fu quindi dichiarato Signore della città. Alla sua morte sopraggiunsero gli eserciti di Francesco Sforza che sottomisero tutta la Marca.
Dopo diversi assedi papalini, i roccheggiani aprirono le porte a Sigismondo Pandolfo Malatesta, abbandonando lo Sforza e ritornando così alleati della Chiesa. Per questa sua fedeltà, alla Rocca fu conferito, nel 1449, il titolo di "Propugnaculum Ecclesiae" da Papa Nicola V, a lungo conservato con orgoglio. Nel XVI sec. con la pacificazione dello Stato della Chiesa, la città perse progressivamente la sua funzione strategica. Divenne ambito luogo di soggiorno per nobili casati, personaggi illustri ed alti prelati, arricchendosi così do sontuosi palazzi ed opere d'arte. Nel '500 vi nacque il più grande pittore locale, Ercole Ramazzini. Quando lo Stato della Chiesa incorporò il Ducato di Urbino, la Duchessa Livia della Rovere ottenne il Governatorato perpetuo di Rocca Contrada lasciandovi significative testimonianze. Nel 1817 Pio VII con Lettera Apostolica mutò il nome di Rocca Contrada in Arcevia, confermandole il nobile ed antico titolo di "Città". Per secoli vi è stata coltivata una fertile vita intellettuale che ha brillato particolarmente con l'architetto Andrea Vici, il fisico Giuseppe Gianfranceschi, il matematico Carlo Severini, l'umanista Fernando Palazzi e lo studioso di folklore Giovanni Crocioni; Arcevia prese attivamente parte ai moti risorgimentali così come più tardi visse importanti pagine legate alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, pagando con numerose vittime l'amore per la libertà. L'eccidio del 1944 sul monte S.Angelo viene annualmente ricordato. Oggi Arcevia si presenta come un tipico paese dell'entroterra marchigiano che conserva tracce austere e tesori artistici del glorioso passato, di particolare interesse per i turisti che desiderano un soggiorno culturale.

 
SERRA DE' CONTI
Il centro storico di Serra de' Conti, una delle terre murate più ampie della provincia, conserva quasi intatto l'impianto urbano medioevale, con la sua cinta esterna munita ancor oggi di dieci torrioni e di una monumentale porta fortificata, i vicoli, le piazzette, gli edifici religiosi e le abitazioni a schiera che digradano in file parallele lungo il versante della collina. La sua espansione urbana avvenne nel periodo comunale (sec. XIII-XIV) che rappresentò anche il momento di maggior sviluppo economico e demografico , ma la sua origine è più antica e va connessa con l'azione di colonizzazione e popolamento della zona valliva iniziata il secolo precedente.
Fra il XII e il XIII secolo fu infatti istituita la pieve ad opera dei monaci benedetini provenienti dall'abbazia di S. Croce di Sassoferrato, e fu anche costruito il castrum per iniziativa di consorterie gentilizie originarie in parte dell'area preappenninica longobarda. Ad esse appartennero i conti che governarono in nome dell'impero il primitivo castello sorto nella contrada del Girone, fino a quando verso il 1230 prese avvio l'Associazione Comunale, che dopo una breve fase di regime consolare signorile, si organizzò nella seconda metà del Duecento nel governo popolare dei Priori delle Arti. A partire da questo periodo, nonostante le limitazioni politiche imposte dall?alleanza con la vicina città di Jesi, il comune conobbe un rapido sviluppo territoriale e un periodo di relativa floridità economica, dovuta ad una ricca agricoltura e ad una certa vivacità commerciale.
Abbastanza sostenuta fu anche la ripresa quattrocentesca dopo la generale crisi demografica del secolo precedente, grazie all'emergere di una nuova borghesia della terra e degli uffici, che seppe esprimere unumanista del valore di Baldo Martorello, attivo alle corti di Milano e Napoli. Nello stesso periodo si sviluppò una notevole attività artistica , di cui restano significative testimonianze negli affreschi sopravvissuti alle distruzioni e alle dispersioni del secolo scorso. Non mancarono le vicende politico-militari nelle quali il comune fu coinvolto a più riprese, dalle guerre imperiali del '200, alle leghe ghibelline del '300, alle imprese delle grandi famiglie signorili della regione nel '400.
Serra de'Conti al pari di altri centri rurali marchigiani, nell'immediato dopoguerra viveva ancora una situazione di scadimento e di disgregazione caratterizzata da una agricoltura povera, da scarse fonti occupazionali, da emigrazione diffusa. All'inizio degli anni '60 prese avvio un processo di radicale cambiamento: forze imprenditoriali locali diedero origine alle prime industrie calzaturiere e tale fatto ben presto impresse una spinta di notevole intensità economica in tutto il territorio. Si organizzò un vivace indotto produttivo, furono stimolate nuove capacità imprenditoriali, ne conseguì una notevole crescita demografica in seguito ad un accellerato fenomeno di immigrazione. Nello stesso tempo avevano inizio esperienze produttive in altri settori, dalle minuterie metalliche tornite all'abbigliamento, che pure determinarono la creazione di nuova occupazione.
L'agricoltura, d'altro canto, non ha conosciuto l'abbandono; al contrario il processo generale di crescita ha contribuito a creare una fase di modernizzazione nel settore con la specializzazione produttiva (zootecnica, viticoltura nella zona del vino Verdicchio) e la creazione di strutture organizzative basate sul sistema cooperativo. In tal modo il secolare equilibrio tra città e campagna è rimasto intatto. Sul piano urbanistico la cittadina ha conosciuto un esteso incremento ma si è mantenuta una equilibrata integrazione tra insediamenti produttivi e tessuto urbano: il centro storico, in rapida ristrutturazione, conserva un ruolo centrale nella vita quotidiana mentre all?interno delle zone di recente urbanizzazione è stata costituita una nuova area per insediamenti produttivi, è sorto un complesso alberghiero, è in via di definitiva realizzazione un campus scolastico con moderne strutture sportive.


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